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Forse sapevano, un po’ meglio degli altri, decifrare, o magari suscitare, questi segni favorevoli. Le loro orecchie, le loro dita, il loro palato, come se fossero stati costantemente all’erta, aspettavano solo questi istanti propizi, scatenabili con un nonnulla. Ma, in questi momenti in cui si lasciavano trasportare da un sentimento di calma totale, di eternità, che nessuna tensione turbava, in cui tutto era in equilibrio, deliziosamente lento, la forza di quelle gioie esaltava tutto quel che c’era in esse di effimero e fragile.

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